Ricamo e resistenza: sogni intrecciati nel deserto della Giudea

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ricamo e resistenza

Nell’ardità si intrecciano i sogni

Nel paesaggio arido del deserto della Giudea, un filo di speranza si intreccia con ogni punto cucito dalle donne beduine. Alcune hanno sei figli, altre allattano due gemelli mentre ricamano. I loro bambini sono sempre vicini: a lezione, durante le riunioni, nei momenti di silenzio condiviso. Mentre le loro mani danno forma a borse, sciarpe, runner da tavolo, portachiavi e cuscini, i loro cuori custodiscono qualcosa di più profondo: la dignità delle loro famiglie e la tradizione del loro popolo.

Una di loro, una giovane madre di sei figli, oggi ci ha aperto per la prima volta la porta di casa sua. La conoscevamo da quasi due anni, ma lei ci aveva sempre accolto fuori, in un angolo coperto da lenzuola arrugginite, su una stuoia stesa sulla sabbia. Oggi faceva troppo freddo. Le piogge e i venti gelidi dell’inverno penetrano in ogni fessura della loro umile casa costruita con legno, plastica e lattine. Ci invitò nella sua camera da letto: un rifugio quasi vuoto dove perfino l’aria entra senza permesso. Lì, tra le fessure del vento, sboccia il calore della sua generosità.

È una delle ricamatrici più talentuose del progetto Threads of Peace, dotata di mani prodigiose e di un dono naturale per l’insegnamento. D’estate era anche un’eccellente facilitatrice: instancabile, creativa, elegante, parlava fluentemente l’inglese, aveva un sorriso amichevole e vestiva i bambini in modo impeccabile. Nella sua casa la povertà è evidente, ma ciò che più prevale è la dignità.

«Per favore, ha sei figli. Compratele dei ricami, pagatela bene», supplicò la suocera, silenziosa intercessore per tanti altri​.


La situazione è difficile. Suo marito non riesce a trovare lavoro. Molte famiglie hanno dovuto vendere le loro mandrie. Altri ancora se ne prendono grande cura. E intanto le donne ricamano. Ricamano per resistere, per vivere, per sperare. Ricamano con la loro anima.

La visita degli esperti di ricamo palestinesi di Dar Al Majus è una vera gioia. Visitarono i villaggi, spiegando ai gruppi tecniche, abbinamenti di colori, simmetrie, finiture pulite e, cosa più importante, come valorizzare il proprio lavoro. È stato insegnato loro a calcolare i prezzi non in base a una prospettiva di beneficenza, ma in base alla qualità e all’abilità artistica.

Perché il suo ricamo non è un semplice prodotto: è identità, memoria, resistenza. È stata un’esperienza trasformativa. Non solo imparano a migliorare la propria arte, ma anche a presentarla al mondo con orgoglio.

Restiamo lì, ammirati, mentre queste donne ricamano il futuro con ogni filo​

Articolo scritto da un volontario

I volontari dell'associazione "La Tenda di Amal" redigono articoli basandosi sui contenuti provenienti dai progetti sostenuti. Non si tratta di opinioni personali, ma di reportage che documentano situazioni reali, verificate attraverso fonti affidabili.